CoLAP, DDL Riforma Ordinamenti Professionali: “Servono confini e definizioni chiare per evitare sovrapposizioni e futuri contenziosi”

In arrivo nell’aula del Senato il disegno di legge delega per la riforma degli ordinamenti professionali. Un passaggio fondamentale per il Paese che, come evidenziato da più parti sulla stampa in questi giorni, potrà portare a un auspicato e necessario ammodernamento del sistema.

Trattandosi di una riforma relativa alle professioni ordinistiche, l’intervento non riguarda direttamente il CoLAP (Coordinamento Libere Associazioni Professionali), che rappresenta il secondo pilastro del sistema professionale italiano: quello delle professioni associative non organizzate in ordini o collegi, riconosciute e regolamentate dalla Legge 4/2013. Ciononostante, il Coordinamento segue con estrema attenzione l’iter normativo per le dirette ricadute sul mercato del lavoro.

A destare preoccupazione sono infatti alcune recenti ricostruzioni e dichiarazioni apparse sugli organi di informazione, che riportano espressioni ambigue legate ai concetti di esclusività e competenze.

“Siamo felici che si proceda verso un ammodernamento del sistema professionale italiano”, dichiara Nicola Testa, Presidente del CoLAP. “Tuttavia, leggere su alcuni articoli di stampa affermazioni che parlano di ‘compiti riservati, anche in via non esclusiva, ci costringe a mantenere altissima l’attenzione. È superfluo ribadire che le attività riservate si stabiliscono solo con leggi dello Stato, e non ci pare che al momento ci si trovi in questo ambito. Ridefinire i parametri di una professione attraverso i concetti di ‘skill e mansioni’ rischia di far uscire il testo dall’alveo delle riserva di legge, introducendo prerogative esclusive in via indiretta che genererebbero gravissime ambiguità interpretative.”

Secondo il CoLAP, una legge efficace deve saper reggere alla prova del tempo. Risulta quindi indispensabile che il legislatore formuli la proposta con la massima chiarezza fin da subito, per evitare che in futuro si generino contenziosi, arbitrarietà o sovrapposizioni, anche involontarie.

“Affermare che il DDL punti a ‘circoscrivere attività e compiti riservati a ciascuna professione anche non in via esclusiva’ ci obbliga a porre una domanda chiara: a cosa ci stiamo riferendo esattamente?”, prosegue il Presidente Nicola Testa. “Chiediamo un elenco preciso di queste attività, dalla più elementare alla più articolata. Restare nell’ambito delle mere affermazioni di principio significa rischiare l’anarchia o l’abuso. Un chiaro campanello d’allarme è già visibile nelle tensioni emerse nell’ambito delle attività giuslavoristiche tra commercialisti e consulenti del lavoro su alcuni punti operativi della norma.”

I professionisti della Legge 4/2013 operano quotidianamente in aree strategiche, dai servizi tecnici ed amministrativi fino ai servizi alla persona, alla cultura e alla formazione,  lavorando spesso in stretta filiera e sinergia con i professionisti del sistema ordinistico.

“Il nostro obiettivo non è rendere esclusivi o meno determinati ambiti, ma capire nel dettaglio chi potrà fare cosa”, conclude Testa. “Noi siamo professionisti riconosciuti da una legge dello Stato e chiediamo di comprendere con la massima trasparenza in che modo questa riforma andrà a impattare e a toccare determinati ambiti operativi.”

Le Professioni della Legge 4/2013 tra qualità, rappresentanza e sfida digitale

 

Le Professioni della Legge 4/2013 tra qualità, rappresentanza e sfida digitale

Intervista a Nicola Testa, Presidente del CoLAP (Coordinamento Libere Associazioni Professionali)

Presidente Testa, partiamo dalle basi per i cittadini e i consumatori: come si riconosce, oggi, un professionista che opera ai sensi della Legge 4/2013?
“La prima risposta è molto semplice: si riconosce dalla trasparenza. La Legge 4/2013 impone infatti al professionista di informare chiaramente il cliente sulla normativa che disciplina la propria attività e sull’eventuale appartenenza a un’associazione professionale. Questo semplice passaggio permette al consumatore di verificare fin da subito se il proprio interlocutore opera realmente nel sistema previsto dalla legge e possiede i requisiti necessari”

In questo contesto si parla spesso dell’attestato di qualità. Che valore ha concretamente?
“L’eventuale attestato di qualità e qualificazione professionale non rappresenta un semplice documento di adesione formale a un’associazione. È, invece, l’espressione di un vero e proprio patto di fiducia tra tre soggetti: l’associazione professionale, il professionista e il consumatore. Quando un’associazione rilascia questo attestato, il suo Presidente si assume una precisa responsabilità: garantisce che il professionista rispetti gli standard qualitativi, il codice deontologico e gli obblighi di aggiornamento previsti dall’organizzazione. È un elemento di enorme valore, soprattutto in un sistema in cui spesso il cittadino fatica a individuare chi risponda davvero della qualità delle prestazioni”

Ci sono garanzie anche a livello istituzionale?
“Assolutamente sì. Il consumatore può verificare direttamente che l’associazione sia effettivamente iscritta nell’elenco pubblicato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Esiste quindi un doppio livello di garanzia: il professionista è identificato e qualificato dalla propria associazione e, a sua volta, l’associazione è riconoscibile attraverso un elenco pubblico ufficiale”

Cosa significa, all’atto pratico, scegliere di essere un “professionista associativo”?
“Significa compiere una scelta di campo: aderire volontariamente a un sistema che richiede il continuo aggiornamento delle competenze, il rispetto di rigide regole deontologiche, l’investimento nella formazione permanente, l’adozione di standard di qualità e, ove previsto, anche la copertura assicurativa per la responsabilità professionale. In altre parole, significa scegliere di sottoporsi a obblighi che la legge non imporrebbe direttamente, perché si ritiene che la qualità del servizio, la tutela del cliente e la credibilità della professione meritino un impegno maggiore. La Legge 4/2013 ha costruito un modello economico e professionale apparentemente semplice ma estremamente moderno, capace di trasformare competenza, responsabilità e trasparenza da semplici dichiarazioni di intenti in comportamenti concreti”

Guardando al panorama associativo, quale deve essere oggi il ruolo primario delle associazioni della Legge 4/2013?
“La prima vera sfida che abbiamo davanti è quella di evolvere. Molte associazioni sono nate grazie all’impegno e alla passione di professionisti che hanno dedicato tempo ed energie alla crescita della propria categoria. Questo patrimonio rimane fondamentale, ma oggi non è più sufficiente. La Legge 4/2013 assegna alle associazioni una funzione ulteriore e decisiva: la rappresentanza dei propri iscritti”

In che modo questa rappresentanza si affianca ai servizi tradizionali?
“Le associazioni continuano naturalmente a svolgere il proprio ruolo storico nella formazione, nell’aggiornamento, nella definizione degli standard qualitativi e nella tutela dell’etica. Tuttavia, devono essere sempre più capaci di rappresentare gli interessi dei propri associati nei confronti delle istituzioni e degli altri interlocutori del mondo del lavoro. A questo proposito, è importante ricordare che ogni associazione rappresenta esclusivamente i propri iscritti. Questo crea un sistema aperto e competitivo, nel quale possono convivere più associazioni dedicate alla stessa professione. È una concorrenza positiva, che stimola l’innovazione, la qualità e il miglioramento continuo”

Come si concilia la pluralità delle associazioni con l’esigenza di farsi ascoltare dalle Istituzioni?
Tutte le associazioni che rappresentano una determinata professione condividono la responsabilità di promuovere e valorizzare l’intero settore. È proprio da questa consapevolezza che può nascere una rappresentanza più autorevole e una maggiore capacità di dialogo con la politica e la PA. Per troppo tempo siamo stati soprattutto ottimi professionisti e validi organizzatori di servizi per i nostri associati. Oggi dobbiamo compiere un ulteriore passo avanti: costruire una rappresentanza forte, autorevole e partecipata, senza delegare ad altri il compito di parlare a nome delle nostre professioni. È questo lo spirito con cui il CoLAP opera da oltre venticinque anni: mettere in rete esperienze, competenze e professionalità diverse, valorizzando le specificità di ciascuna associazione per rafforzare l’intero sistema delle professioni associative. Non si tratta di uniformare le differenze, ma di trasformarle in una forza comune. Vede oggi per esempio si parla di rappresentanza e rappresentatività, concetti spesso astratti se non calati nella realtà quotidiana. Oggi dobbiamo rivedere questi concetti perché nel panorama esiste un soggetto che fino a ieri si è fatto rappresentare per imperizia, disinteresse, chissà. Oggi ci siamo e vogliamo essere attori non comparse. Ad esempio ogni professionista in molti casi è un datore di lavoro, pertanto perché contratti fatti da altri e adottati più per abitudine che per utilità. E se parliamo di contratti di lavoro dove si parla spesso di premiare il merito, perché non farlo con quei professionisti lavoratori che hanno volontariamente costruito percorsi per accrescere le proprie capacità. Insomma farsi ascoltare oggi per noi vuole dire molte cose e le associazioni se acquisiranno sempre più questa consapevolezza potranno aiutare il Paese a crescere e se lo faranno con noi ancora meglio ci aiuteremo a vicenda.”

Proiettandosi al futuro: cosa significa essere un professionista Legge 4/2013 nell’era digitale e dell’Intelligenza Artificiale?
“Il professionista è, per definizione, un facilitatore. Che lavori con una persona o con un’impresa o una p.a., il suo compito è accompagnare il cliente nell’individuazione delle soluzioni migliori, nella prevenzione dei problemi e nella gestione del cambiamento. In quest’epoca, questo ruolo assume un valore ancora maggiore. Molte professioni disciplinate dalla Legge 4/2013 operano già nei settori della digitalizzazione, dell’innovazione, dell’assistenza tecnica, amministrativa, organizzativa o consulenziale. Sono quindi tra le prime a confrontarsi con le trasformazioni tecnologiche e diventano protagoniste nell’accompagnare cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni verso nuovi modelli di lavoro”

L’avvento dell’Intelligenza Artificiale rappresenta uno spartiacque. Come lo state affrontando?
“Negli ultimi vent’anni abbiamo imparato a dialogare con una Pubblica Amministrazione sempre più digitale. Oggi siamo di fronte a una trasformazione ancora più profonda. Se fino a ieri era l’uomo a dover imparare il linguaggio delle macchine, oggi sono le macchine che iniziano a comprendere e utilizzare il linguaggio dell’uomo, e questo cambia radicalmente il modo di lavorare, prendere decisioni e offrire servizi. La vera sfida, però, non è tecnologica, ma diventa culturale ed etica. L’intelligenza artificiale dovrà essere uno strumento al servizio della persona e non il contrario. Dovrà aiutare i professionisti a lavorare meglio, senza mai sostituire il valore del giudizio umano, della responsabilità e della relazione empatica con il cliente.”

Che compiti attendono le associazioni in questa transizione?
“Le associazioni professionali sono chiamate a svolgere un ruolo decisivo: dovranno aggiornare gli standard professionali, promuovere nuove competenze, riflettere sulle implicazioni etiche dell’uso dell’IA e accompagnare gli associati in questo passaggio. Nessuna professione sarà estranea a questo cambiamento e tutti, direttamente o indirettamente, saremo coinvolti. Proprio per questo il sistema delle professioni deve dimostrarsi sempre più preparato, autorevole e responsabile. Come associazioni della Legge 4/2013 abbiamo il dovere di studiare strumenti, regole e percorsi che consentano ai nostri professionisti di affrontare il futuro con competenza, consapevolezza e profondo senso di responsabilità”

PROFESSIONI: IL COLAP RIUNISCE IL CONSIGLIO DIRETTIVO. IL PRESIDENTE TESTA: “DIFENDIAMO LA LIBERTÀ DI RAPPRESENTANZA”

PROFESSIONI: IL COLAP RIUNISCE IL CONSIGLIO DIRETTIVO. IL PRESIDENTE TESTA: “DIFENDIAMO LA LIBERTÀ DI RAPPRESENTANZA”

Focus sul disegno di legge sulla rappresentanza, le audizioni in Senato e i tavoli regionali in Lombardia e alla Conferenza delle Regioni. Obiettivo: piena inclusione dei professionisti ex Legge 4/2013.

 

Si è tenuto negli scorsi giorni a Milano il Consiglio Direttivo del CoLAP (Coordinamento Libere Associazioni Professionali). All’ordine del giorno un fitto programma di aggiornamenti sulle attività istituzionali e organizzative che l’associazione sta mettendo in atto a tutela del comparto.

Sul fronte istituzionale, il Presidente Nicola Testa ha illustrato nel dettaglio le recenti interlocuzioni, con particolare riferimento al disegno di legge sulla rappresentanza e rappresentatività, tema sul quale il CoLAP ha già presentato formali osservazioni in Senato.

“Questa legge richiede la massima attenzione e un presidio costante da parte di tutte le organizzazioni”, ha dichiarato il Presidente. “Si tratta di un passaggio fondamentale per garantire la continuità della nostra attività in favore delle associazioni e delle migliaia di professionisti che si riconoscono nella Legge 4/2013 e che hanno scelto volontariamente a chi delegare la propria fiducia”.

Il CoLAP esprime preoccupazione per il rischio che il principio fiduciario venga messo in discussione da un’applicazione errata e ambigua dell’articolo 39 della Costituzione, il quale sancisce chiaramente che la rappresentanza deve essere libera. Un concetto, questo, spesso confuso con riferimenti superati e non più coerenti con l’attuale mercato del lavoro. Il lavoro autonomo ha una sua specificità: non può essere assimilato ad altre categorie e ha ampiamente dimostrato di sapersi rappresentare in modo dignitoso e autonomo. Un sistema normativo distorto rischierebbe di intralciare il grande lavoro che le associazioni professionali portano avanti da anni.

Durante il Direttivo sono stati condivisi anche gli esiti dell’audizione presso la Conferenza delle Regioni, dove il CoLAP ha presentato le proprie proposte, esprimendo tuttavia forti timori sul tema dell’autonomia differenziata: la preoccupazione è che una frammentazione normativa possa costringere i professionisti ad affrontare regolamentazioni diverse da regione a regione.

Spazio anche al livello locale con il focus su l’audizione presso la Regione Lombardia. Il CoLAP ha espresso un sentito ringraziamento alla consigliera Chiara Valcepina e al consigliere Pietro Bussolati per aver permesso all’associazione di portare il proprio contributo alla discussione su una mozione che intende stanziare risorse per i professionisti intenzionati a migliorare la propria organizzazione interna. Il CoLAP ha chiesto con forza che questo modello di sostegno includa esplicitamente anche i professionisti della Legge 4/2013, inizialmente non contemplati.

 

AUTONOMIA DIFFERENZIATA E PROFESSIONI: IL CoLAP SOLLEVA IL RISCHIO DI NUOVE BARRIERE

AUTONOMIA DIFFERENZIATA E PROFESSIONI: IL CoLAP SOLLEVA IL RISCHIO DI NUOVE BARRIERE

Presentate le osservazioni ufficiali del Coordinamento sugli Schemi di intesa con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Il Presidente Nicola Testa: “Sì alla valorizzazione delle competenze territoriali, ma no a elenchi regionali con funzioni autorizzatorie che violano la Legge 4/2013 e frammentano il mercato”.

Il Coordinamento Libere Associazioni Professionali (CoLAP) esprime nuovamente preoccupazione in merito alle disposizioni contenute negli articoli 7 e 8 degli Schemi di intesa preliminare per l’autonomia differenziata con le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Nelle sue osservazioni ufficiali trasmesse alla Commissione, il Coordinamento evidenzia come l’impianto attuale rischi di penalizzare proprio il comparto delle professioni non organizzate in ordini o collegi, introducendo barriere d’accesso localizzate in aperto contrasto con l’ordinamento nazionale ed europeo.

L’analisi del CoLAP mette in luce i potenziali impatti economici, giuridici e concorrenziali della riforma, offrendo una visione costruttiva ma ferma a tutela del sistema professionale associativo italiano.

Nel documento contenente le osservazioni alla misura, il CoLAP ha voluto sottolineare l’importanza del confronto democratico e collaborativo con le istituzioni. Il Presidente del CoLAP, Nicola Testa, ha dichiarato:

“Desideriamo innanzitutto ringraziare la Commissione per averci consentito di fornire il nostro contributo su un tema che coinvolge direttamente il mondo delle professioni associative disciplinate dalla Legge 4/2013. Riteniamo infatti che le disposizioni contenute negli articoli 7 e 8 degli Schemi di intesa preliminare con le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto siano destinate a incidere principalmente sulle professioni non organizzate in ordini o collegi professionali, che rappresentano oggi una componente rilevante del sistema economico e professionale italiano e che operano in settori strategici quali i servizi alle imprese, la cultura, il turismo, l’innovazione, il benessere, la sostenibilità, la formazione e la consulenza specialistica. Si tratta di un comparto di migliaia di professionisti che trovano la loro rappresentanza nelle associazioni professionali che aderiscono al nostro Coordinamento”.

La principale criticità sollevata nelle osservazioni del CoLAP riguarda l’articolo 7 degli schemi di intesa, che attribuisce alle Regioni il potere di individuare “professioni di rilievo regionale”, subordinando l’esercizio delle stesse all’iscrizione in appositi elenchi.

Sebbene la norma escluda espressamente le professioni ordinistiche e sanitarie, essa finisce per colpire unicamente i professionisti della Legge 4/2013. Una dinamica che il Presidente Testa definisce “paradossale”, poiché si introduce un accreditamento pubblico vincolante là dove lo Stato ha voluto mantenere un regime di libero esercizio e concorrenza: un paradosso in cui lo Stato, appunto, smentisce se stesso.

“La previsione secondo cui l’esercizio delle professioni regionali sarebbe subordinato all’iscrizione in un elenco che abilita allo svolgimento dell’attività” – spiega Nicola Testa – “appare particolarmente problematica, poiché attribuisce all’iscrizione una funzione sostanzialmente autorizzatoria. Il rischio concreto è che si venga a creare una nuova categoria di professioni regolamentate territorialmente, estranea all’attuale sistema nazionale. Ne consegue che proprio i professionisti che oggi operano legittimamente in regime di libero esercizio potrebbero diventare i principali destinatari della nuova regolazione regionale”.

Il CoLAP ricorda nelle sue note come la giurisprudenza della Corte Costituzionale abbia ribadito a più riprese che la disciplina delle professioni (requisiti di accesso, titoli abilitanti, individuazione delle figure) rientra nella competenza legislativa esclusiva dello Stato. Le Regioni possono intervenire solo sugli aspetti organizzativi e amministrativi delle attività.

Inoltre, l’istituzione di barriere all’entrata contrasta con la Direttiva UE 2018/958 sul test di proporzionalità, secondo cui la regolamentazione deve essere l’eccezione e non la regola, motivata solo da un reale interesse generale non perseguibile con mezzi meno restrittivi. Anche l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha sempre raccomandato di ridurre al minimo gli ostacoli all’accesso al mercato per tutelare la libera concorrenza.

Il CoLAP non contesta l’obiettivo delle Regioni di valorizzare le specificità produttive e culturali locali, ma ne contesta lo strumento. La proposta del Coordinamento è chiara: trasformare gli elenchi regionali da “abilitanti” a “informativi, ricognitivi e promozionali”, sfruttando le attestazioni di qualità e le certificazioni già ampiamente previste dalla Legge 4/2013.

Un altro punto fondamentale inserito nelle osservazioni riguarda l’Articolo 8 e il pericolo di una frammentazione del mercato nazionale. Senza una cornice nazionale di coordinamento uniforme, si rischia di creare venti sistemi regionali non comunicanti tra loro. Un professionista (ad esempio un project manager o un formatore) potrebbe essere considerato qualificato in Lombardia ma non in Toscana, limitando di fatto la mobilità professionale e danneggiando la libera scelta di imprese e cittadini sul territorio.

Il CoLAP ribadisce il proprio apprezzamento per la volontà di promuovere lo sviluppo economico locale, ma chiede modifiche sostanziali ai testi degli articoli analizzati. “I dubbi che abbiamo evidenziato non riguardano l’obiettivo perseguito, bensì gli strumenti individuati per realizzarlo. Chiediamo alle istituzioni di accogliere le nostre proposte per evitare di burocratizzare un settore dinamico, che rappresenta il futuro occupazionale di tanti giovani nel nostro Paese”, conclude il Presidente Nicola Testa.

Riforma Professioni, CoLAP: “Manca il Test di Proporzionalità. Diventi centrale nei decreti delegati come previsto dalla legge”

Riforma Professioni, CoLAP: “Manca il Test di Proporzionalità. Diventi centrale nei decreti delegati come previsto dalla legge”

Il Coordinamento Libere Associazioni Professionali (CoLAP) richiama con forza l’attenzione sul rispetto delle regole europee e nazionali in materia di regolamentazione delle professioni, evidenziando una lacuna cruciale nell’iter dell’Atto Senato 1663 (Delega al Governo per la riforma della disciplina degli ordinamenti professionali). Sebbene il provvedimento sia corredato dall’AIR (Analisi di Impatto della Regolamentazione), lo strumento tecnico che stima costi e benefici della norma su cittadini e imprese, risulta del tutto assente il Test di Proporzionalità.

Il Test di Proporzionalità è un obbligo di legge tassativo introdotto nel nostro ordinamento dal Decreto legislativo 16 ottobre 2020, n. 142 (attuazione della Direttiva UE 2018/958), entrato in vigore il 14 novembre 2020. Tale decreto impone una valutazione rigorosa e preventiva prima di adottare qualsiasi nuova disposizione che possa limitare l’accesso alle professioni, il loro esercizio o l’uso di titoli professionali.

Mentre l’AIR fotografa l’impatto economico e amministrativo, il Test di Proporzionalità si spinge oltre: valuta se la norma sia strettamente necessaria, se non ecceda gli obiettivi prefissati e se non crei barriere ingiustificate nel mercato del lavoro.

Considerando che l’Atto Senato 1663 si configura come una legge delega, la regolamentazione specifica e concreta della materia sarà demandata ai successivi decreti delegati. È proprio in questa fase cruciale che il CoLAP chiede un cambio di passo.

“Auspichiamo fortemente che nel tradurre i principi della delega in misure specifiche all’interno dei futuri decreti delegati,” dichiara il Presidente del CoLAP Nicola Testa, “venga effettuato preliminarmente il Test di Proporzionalità. Non si tratta di un’opzione burocratica, ma di un adempimento previsto dalla normativa italiana ed europea per garantire un mercato delle professioni equo, inclusivo e privo di rendite di posizione”.

Il CoLAP osserverà con attenzione i prossimi passaggi legislativi, offrendo come sempre il proprio contributo costruttivo affinché il processo di riforma valorizzi le competenze senza creare inutili e dannosi ostacoli all’accesso e all’esercizio professionale.

Autonomia Differenziata e Professioni Associative: il CoLAP solleva il rischio di frammentazione e chiede il pieno riconoscimento della Legge 4/2013

Autonomia Differenziata e Professioni Associative: il CoLAP in audizione presso la Conferenza delle Regioni solleva il rischio di frammentazione e chiede il pieno riconoscimento della Legge 4/2013

 

Si è tenuta l’audizione del CoLAP (Coordinamento Libere Associazioni Professionali) presso la XI Commissione Lavoro e Formazione Professionale della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome. Al centro del confronto, le forti perplessità del Coordinamento sul destino delle professioni associative “non regolamentate” alla luce dell’attuazione dell’Autonomia Differenziata.

La legge sull’Autonomia Differenziata assegna maggiori competenze alle Regioni. Tra le varie materie che possono essere oggetto di trasferimento figurano anche le Professioni, e il CoLAP esprime profonda preoccupazione per il destino e la tutela delle professioni associative “non regolamentate” all’interno di questo nuovo assetto. Sebbene nel corso del tempo molte Regioni abbiano legiferato nel tentativo di ordinare questo sistema, l’esperienza dimostra che, salvo pochissimi casi isolati, tali interventi hanno prodotto scarsi risultati concreti per i professionisti coinvolti.

Il CoLAP ha espresso il proprio formale ringraziamento alla XI Commissione Lavoro e Formazione Professionale, al coordinatore Dr. Alberto Lenzi e a tutti i membri per l’attenzione dedicata alle istanze del Coordinamento. 

«Abbiamo chiesto con fermezza il pieno riconoscimento della Legge 4/2013 come secondo pilastro professionale del Paese, specificando che tale realtà non deve assolutamente essere confusa con il lavoro autonomo in generale», ha dichiarato Nicola Testa, Presidente del CoLAP. «Nel Paese abbiamo un sistema duale e questo deve emergere con assoluta chiarezza, cosa che fino ad oggi non è mai avvenuta se non in pochissime occasioni. È fondamentale che questo sistema sia riconoscibile per il consumatore, affinché possa orientarsi con trasparenza nell’acquisto di un servizio e nella valutazione di una prestazione; si tratta di garanzie che la Legge 4/2013 già assicura a tutti i cittadini e su questo fronte le Regioni possono fare molto».

Le Regioni rappresentano il punto di approdo e l’interlocutore più vicino per moltissimi professionisti che operano sul territorio, spesso collaborando a stretto contatto o a fianco della stessa Pubblica Amministrazione. Per questa ragione, il CoLAP ritiene indispensabile avviare un confronto costante con le istituzioni regionali: questo invito costituisce l’avvio di un percorso sinergico e non una conclusione, finalizzato a costruire quella piena riconoscibilità che ancora oggi manca da parte del legislatore nei confronti delle professioni associative.

Per rispondere a queste esigenze, il CoLAP ha presentato alla Conferenza delle Regioni un pacchetto di proposte concrete, a partire dall’istituzione di tavoli di confronto permanente tra l’amministrazione regionale e le rappresentanze e dalla previsione di accreditamenti semplificati per le associazioni professionali iscritte presso il Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), a cui la Legge 4/2013 assegna un importante delega. Tra le richieste figurano inoltre l’eventuale attivazione di registri professionali per i professionisti qualificati e la reale riconoscibilità dei professionisti della Legge 4 nei bandi pubblici, superando la generica descrizione di “professionisti” per dare dignità alle singole competenze. Il Coordinamento propone poi di favorire una stretta sinergia con i Centri per l’Impiego per diffondere la conoscenza di questo panorama professionale verso le nuove generazioni di lavoratori, lo stanziamento di voucher spendibili verso le prestazioni di questo mondo professionale, una collaborazione sempre più stretta con la Regione e la piena valorizzazione delle associazioni professionali.

«Le professioni, tutte, favoriscono lo sviluppo economico, l’occupazione e il benessere collettivo», ha concluso il Presidente Nicola Testa. «Per questo motivo devono essere considerate a tutti gli effetti un asset strategico di questo Paese e ricevere, di conseguenza, la corretta attenzione politica e legislativa».

CoLAP alla Camera: “Il sistema della rappresentanza deve essere aperto, no alla compressione del pluralismo”

CoLAP alla Camera: “Il sistema della rappresentanza deve essere aperto, no alla compressione del pluralismo”

 

 Il CoLAP (Coordinamento Libere Associazioni Professionali) è stato audito in data odierna presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati in merito al disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 62 del 2026, recante disposizioni urgenti in materia di salario giusto, incentivi all’occupazione e contrasto del caporalato digitale.

In apertura di intervento, il CoLAP ha posto l’accento sul tema della rappresentanza, sottolineando come essa debba fondarsi sulla possibilità di delegare la propria fiducia in modo libero. “Se cade questo principio costituzionale, rischiamo un sistema che rafforza le corporazioni a scapito dell’efficacia che uno strumento di legge deve mettere a disposizione del sistema economico”, ha evidenziato il Presidente Nicola Testa. Il CoLAP ha ribadito la netta contrarietà ai contratti pirata e al dumping contrattuale; allo stesso tempo, è stata espressa la ferma volontà di non delegare a terzi una contrattazione collettiva che, fino ad oggi, è stata predominio incontrastato di pochi soggetti. L’obiettivo deve essere un sistema aperto, serio e chiaro, capace di restituire al Paese la modernità necessaria.

Nel corso dell’audizione, è stato inoltre evidenziato come il provvedimento, pur affrontando temi centrali per il mercato occupazionale, ignori completamente il comparto del lavoro autonomo professionale: nessuna delle disposizioni contenute nell’articolato riguarda infatti direttamente i professionisti ex Legge 4/2013.

“Questa impostazione appare limitativa perché il lavoro dipendente e quello autonomo non sono mondi separati” ha dichiarato Nicola Testa. “Molti dei lavoratori dipendenti cui il decreto intende dare sostegno operano all’interno di studi professionali, attività e organizzazioni guidate proprio dai professionisti che rappresentiamo. Ignorare il lavoro autonomo professionale significa quindi trascurare una parte essenziale dell’ecosistema occupazionale del Paese, dimenticando che anche questo settore necessita di strumenti di sostegno per rimanere competitivo e investire nell’aggiornamento continuo delle competenze.”

La formazione permanente rappresenta oggi l’unico vero strumento che consente al professionista di mantenere la propria occupabilità e di rispondere efficacemente ai cambiamenti del mercato. Per questa ragione, il CoLAP ha riproposto all’attenzione del legislatore la possibilità per i liberi professionisti di accedere ai fondi interprofessionali per finanziare la propria formazione, dato che attualmente questi lavoratori sono chiamati a sostenere integralmente e autonomamente i costi del proprio aggiornamento.

“In una fase storica caratterizzata da rapide trasformazioni economiche e organizzative, consentire ai professionisti di investire nella formazione significa rafforzare la competitività del sistema produttivo nel suo complesso” ha concluso il Presidente Nicola Testa. “Occorre quindi estendere l’accesso ai fondi interprofessionali anche ai professionisti, e non soltanto ai loro dipendenti, prevedendo la destinazione dello 0,30 per cento all’interno del contributo previdenziale già versato. La nostra proposta mira a favorire percorsi di incremento delle competenze per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata dell’Inps senza comportare nuovi oneri per la finanza pubblica, ma utilizzando in modo più efficace risorse già esistenti.”

CoLAP: “Professionisti grandi assenti nel Decreto 1° Maggio”

CoLAP: “Professionisti grandi assenti nel Decreto 1° Maggio”

Nicola Testa: “Bene le misure di equità inserite nel Decreto, ma quando si parla di lavoro, non si parla solo di dipendenti”

 

Il CoLAP (Coordinamento Libere Associazioni Professionali), per voce del suo Presidente Nicola Testa, esprime una valutazione chiaroscurale in merito al recente Decreto 1° maggio. Se da un lato il provvedimento propone correttivi necessari e condivisibili, volti a favorire la parità di genere e il necessario sostegno ai salari, dall’altro conferma una costante che vede l’assenza del lavoro autonomo professionale, che al contrario dovrebbe essere centrale nel dibattito sulla crescita e lo sviluppo del nostro Paese, unico vero obiettivo comune a tutti. Professione è uguale a Impresa!

Il CoLAP sottolinea come l’impianto del decreto rimanga ancorato a una visione “dipendente-centrica”. Secondo Testa, è fondamentale comprendere che il mercato del lavoro odierno è un ecosistema complesso, alimentato da competenze trasversali e flessibilità, e non può più essere ridotto alla sola e tradizionale dicotomia tra azienda e lavoratore subordinato, tra l’altro anche il professionista assume pertanto è anch’esso titolato a parlare di questi temi e a intervenire nella discussione oltre che nella contrattazione. 

“Apprezziamo l’impegno del Governo sul fronte delle assunzioni e della parità,” dichiara il Presidente del CoLAP, “ma dobbiamo constatare, ancora una volta, che il libero professionista resta il grande assente di questa riforma. Limitare gli incentivi e le tutele esclusivamente all’ambito del lavoro dipendente significa ignorare deliberatamente una fetta produttiva vitale, capace di generare valore, innovazione e una parte significativa del PIL nazionale.” Il CoLAP evidenzia come il decreto sembri trascurare le sfide quotidiane dei professionisti, dalla mancanza di incentivi strutturali per la digitalizzazione e la formazione continua, all’assenza di ammortizzatori sociali e forme di welfare che tengano conto della specificità del lavoro autonomo.

In conclusione, Nicola Testa ribadisce l’apertura del CoLAP a ogni forma di dialogo e la necessità di un cambio di paradigma che riconosca al professionista lo status di operatore economico a pieno titolo, un riconoscimento che nel mercato già è realtà da molto tempo. “Non chiediamo privilegi, ma una pari dignità normativa che rispecchi i cambiamenti reali del mercato, e di poterci sedere a quel tavolo dove tutto questo si discute e si costruisce” conclude Testa.

La Regione Emilia-Romagna accoglie la proposta del CoLAP: “Importante riconoscimento della Legge 4/2013 per la valorizzazione delle competenze”

Professionisti, la Regione Emilia-Romagna accoglie la proposta del CoLAP: “Importante riconoscimento della Legge 4/2013 per la valorizzazione delle competenze”

 

 Il Coordinamento Libere Associazioni Professionali (CoLAP) esprime viva soddisfazione per la recente pubblicazione del bando della Regione Emilia-Romagna denominato “Progetti per la qualificazione e l’innovazione delle competenze dei liberi professionisti – Anno 2026” (Programma regionale Fse+ 2021-2027, approvato con Delibera di Giunta n. 567 del 20/04/2026)

Il provvedimento rappresenta un passaggio di grande rilievo per l’intero sistema professionale italiano, e nello specifico per i professionisti che operano in Emilia-Romagna. All’interno del bando, viene infatti definita una classificazione dei destinatari che riflette fedelmente l’attuale realtà del mercato del lavoro: per la professione genericamente intesa non esiste più una generica distinzione tra il professionista iscritto all’ordine e il professionista “altro”, ma viene formalizzata una tripartizione chiara che include il professionista iscritto all’Albo, il professionista ex Legge 4/2013 e il professionista “altro”.

“Desidero rivolgere un ringraziamento sentito alla Regione Emilia-Romagna e in particolare a Vincenzo Colla, Vicepresidente con delega a Sviluppo economico e green economy, Energia, Formazione professionale, Università e ricerca, per la sensibilità e la lungimiranza dimostrate in questo bando,” dichiara Nicola Testa, Presidente del CoLAP. “Riconoscere esplicitamente il professionista associato ai sensi della Legge 4/2013 come categoria specifica non è solo un atto di correttezza amministrativa, ma un segnale di profondo rispetto per migliaia di lavoratori che operano con competenza e serietà. Grazie a questa apertura, la Regione valorizza l’intero ecosistema professionale, garantendo che le risorse per l’innovazione siano accessibili a chiunque dimostri qualità e aggiornamento costante.”

L’inserimento dei professionisti disciplinati dalla Legge 4/2013 tra i beneficiari dei finanziamenti per l’innovazione (Obiettivo specifico d – Priorità 1. Occupazione) conferma la volontà della Pubblica Amministrazione di investire sul capitale intellettuale del Paese stando al passo con i tempi senza rimanere ancorata a vecchi principi

Il CoLAP auspica che l’esempio emiliano-romagnolo possa consolidarsi come modello di riferimento nazionale, superando vecchi steccati e mettendo al centro la qualità della prestazione professionale a tutela del mercato e dei cittadini.

Il CoLAP chiude la due giorni di Bologna. Formazione, equità previdenziale e centralità del lavoratore al cuore dell’agenda 2026.

Professioni: Il CoLAP chiude la due giorni di Bologna. Formazione, equità previdenziale e centralità del lavoratore al cuore dell’agenda 2026.

Si è conclusa la due giorni di lavori del CoLAP (Coordinamento Libere Associazioni Professionali) a Bologna. Un appuntamento importante che ha visto l’apertura con l’Assemblea Nazionale che ha tracciato la rotta strategica per il futuro delle professioni Legge 4/2013

Al centro del dibattito, temi urgenti che toccano da vicino la vita di migliaia di professionisti: dalla formazione continua alla necessità di una riforma previdenziale equa. Il Coordinamento ha ribadito la centralità della formazione, avanzando una proposta concreta: destinare lo 0,30% dei contributi previdenziali a un fondo dedicato alla formazione permanente, strumento ritenuto indispensabile per garantire la competitività dei professionisti in un mercato in costante evoluzione.

Forte attenzione è stata dedicata anche alla previdenza. Il CoLAP conduce da tempo una campagna di sensibilizzazione rispetto all’attuale disparità del sistema, dove 100 euro versati assumono un valore differente a seconda della categoria di appartenenza del contribuente. La richiesta è chiara: una transizione verso un principio di equità assoluta, affinché ogni contributo versato garantisca medesima dignità e tutela.

Durante l’apertura dei lavori, il Presidente Nicola Testa ha voluto ringraziare la base associativa, sottolineando il valore della rappresentanza e il metodo di lavoro adottato:

“Continuiamo il percorso avviato a ottobre 2023, fondato su un metodo di confronto trasparente e condiviso, attraverso il quale valutiamo e misuriamo costantemente i risultati raggiunti”. Il Presidente ha poi chiarito il perimetro d’azione del Coordinamento, ponendo l’accento sulla figura del professionista come motore economico: “È importante ricordare sempre che il CoLAP rappresenta le associazioni e queste i loro associati, non la ‘professione’ intesa in senso astratto. Quando parliamo di professione, parliamo di soggetti che producono attività, ricchezza e lavoro: su questi pilastri il CoLAP fonda ogni sua valutazione. Essere professionista, sia come lavoratore autonomo che subordinato, comporta esigenze diverse, ma in ogni caso parliamo di lavoratori che dalla propria professione trovano sostentamento. È su questo cardine che si fonda la nostra attività di rappresentanza.”

I lavori di questi due giorni a Bologna rafforzano il percorso intrapreso dal Coordinamento. Il CoLAP si impegna a trasformare le istanze emerse in proposte legislative e tavoli di confronto con le istituzioni, mantenendo ferma la missione di rappresentanza delle professioni Legge 4/2013 come pilastro fondamentale del sistema Paese.