Le Professioni della Legge 4/2013 tra qualità, rappresentanza e sfida digitale
23 Luglio 2026

Le Professioni della Legge 4/2013 tra qualità, rappresentanza e sfida digitale
Intervista a Nicola Testa, Presidente del CoLAP (Coordinamento Libere Associazioni Professionali)
Presidente Testa, partiamo dalle basi per i cittadini e i consumatori: come si riconosce, oggi, un professionista che opera ai sensi della Legge 4/2013?
“La prima risposta è molto semplice: si riconosce dalla trasparenza. La Legge 4/2013 impone infatti al professionista di informare chiaramente il cliente sulla normativa che disciplina la propria attività e sull’eventuale appartenenza a un’associazione professionale. Questo semplice passaggio permette al consumatore di verificare fin da subito se il proprio interlocutore opera realmente nel sistema previsto dalla legge e possiede i requisiti necessari”
In questo contesto si parla spesso dell’attestato di qualità. Che valore ha concretamente?
“L’eventuale attestato di qualità e qualificazione professionale non rappresenta un semplice documento di adesione formale a un’associazione. È, invece, l’espressione di un vero e proprio patto di fiducia tra tre soggetti: l’associazione professionale, il professionista e il consumatore. Quando un’associazione rilascia questo attestato, il suo Presidente si assume una precisa responsabilità: garantisce che il professionista rispetti gli standard qualitativi, il codice deontologico e gli obblighi di aggiornamento previsti dall’organizzazione. È un elemento di enorme valore, soprattutto in un sistema in cui spesso il cittadino fatica a individuare chi risponda davvero della qualità delle prestazioni”
Ci sono garanzie anche a livello istituzionale?
“Assolutamente sì. Il consumatore può verificare direttamente che l’associazione sia effettivamente iscritta nell’elenco pubblicato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Esiste quindi un doppio livello di garanzia: il professionista è identificato e qualificato dalla propria associazione e, a sua volta, l’associazione è riconoscibile attraverso un elenco pubblico ufficiale”
Cosa significa, all’atto pratico, scegliere di essere un “professionista associativo”?
“Significa compiere una scelta di campo: aderire volontariamente a un sistema che richiede il continuo aggiornamento delle competenze, il rispetto di rigide regole deontologiche, l’investimento nella formazione permanente, l’adozione di standard di qualità e, ove previsto, anche la copertura assicurativa per la responsabilità professionale. In altre parole, significa scegliere di sottoporsi a obblighi che la legge non imporrebbe direttamente, perché si ritiene che la qualità del servizio, la tutela del cliente e la credibilità della professione meritino un impegno maggiore. La Legge 4/2013 ha costruito un modello economico e professionale apparentemente semplice ma estremamente moderno, capace di trasformare competenza, responsabilità e trasparenza da semplici dichiarazioni di intenti in comportamenti concreti”
Guardando al panorama associativo, quale deve essere oggi il ruolo primario delle associazioni della Legge 4/2013?
“La prima vera sfida che abbiamo davanti è quella di evolvere. Molte associazioni sono nate grazie all’impegno e alla passione di professionisti che hanno dedicato tempo ed energie alla crescita della propria categoria. Questo patrimonio rimane fondamentale, ma oggi non è più sufficiente. La Legge 4/2013 assegna alle associazioni una funzione ulteriore e decisiva: la rappresentanza dei propri iscritti”
In che modo questa rappresentanza si affianca ai servizi tradizionali?
“Le associazioni continuano naturalmente a svolgere il proprio ruolo storico nella formazione, nell’aggiornamento, nella definizione degli standard qualitativi e nella tutela dell’etica. Tuttavia, devono essere sempre più capaci di rappresentare gli interessi dei propri associati nei confronti delle istituzioni e degli altri interlocutori del mondo del lavoro. A questo proposito, è importante ricordare che ogni associazione rappresenta esclusivamente i propri iscritti. Questo crea un sistema aperto e competitivo, nel quale possono convivere più associazioni dedicate alla stessa professione. È una concorrenza positiva, che stimola l’innovazione, la qualità e il miglioramento continuo”
Come si concilia la pluralità delle associazioni con l’esigenza di farsi ascoltare dalle Istituzioni?
Tutte le associazioni che rappresentano una determinata professione condividono la responsabilità di promuovere e valorizzare l’intero settore. È proprio da questa consapevolezza che può nascere una rappresentanza più autorevole e una maggiore capacità di dialogo con la politica e la PA. Per troppo tempo siamo stati soprattutto ottimi professionisti e validi organizzatori di servizi per i nostri associati. Oggi dobbiamo compiere un ulteriore passo avanti: costruire una rappresentanza forte, autorevole e partecipata, senza delegare ad altri il compito di parlare a nome delle nostre professioni. È questo lo spirito con cui il CoLAP opera da oltre venticinque anni: mettere in rete esperienze, competenze e professionalità diverse, valorizzando le specificità di ciascuna associazione per rafforzare l’intero sistema delle professioni associative. Non si tratta di uniformare le differenze, ma di trasformarle in una forza comune. Vede oggi per esempio si parla di rappresentanza e rappresentatività, concetti spesso astratti se non calati nella realtà quotidiana. Oggi dobbiamo rivedere questi concetti perché nel panorama esiste un soggetto che fino a ieri si è fatto rappresentare per imperizia, disinteresse, chissà. Oggi ci siamo e vogliamo essere attori non comparse. Ad esempio ogni professionista in molti casi è un datore di lavoro, pertanto perché contratti fatti da altri e adottati più per abitudine che per utilità. E se parliamo di contratti di lavoro dove si parla spesso di premiare il merito, perché non farlo con quei professionisti lavoratori che hanno volontariamente costruito percorsi per accrescere le proprie capacità. Insomma farsi ascoltare oggi per noi vuole dire molte cose e le associazioni se acquisiranno sempre più questa consapevolezza potranno aiutare il Paese a crescere e se lo faranno con noi ancora meglio ci aiuteremo a vicenda.”
Proiettandosi al futuro: cosa significa essere un professionista Legge 4/2013 nell’era digitale e dell’Intelligenza Artificiale?
“Il professionista è, per definizione, un facilitatore. Che lavori con una persona o con un’impresa o una p.a., il suo compito è accompagnare il cliente nell’individuazione delle soluzioni migliori, nella prevenzione dei problemi e nella gestione del cambiamento. In quest’epoca, questo ruolo assume un valore ancora maggiore. Molte professioni disciplinate dalla Legge 4/2013 operano già nei settori della digitalizzazione, dell’innovazione, dell’assistenza tecnica, amministrativa, organizzativa o consulenziale. Sono quindi tra le prime a confrontarsi con le trasformazioni tecnologiche e diventano protagoniste nell’accompagnare cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni verso nuovi modelli di lavoro”
L’avvento dell’Intelligenza Artificiale rappresenta uno spartiacque. Come lo state affrontando?
“Negli ultimi vent’anni abbiamo imparato a dialogare con una Pubblica Amministrazione sempre più digitale. Oggi siamo di fronte a una trasformazione ancora più profonda. Se fino a ieri era l’uomo a dover imparare il linguaggio delle macchine, oggi sono le macchine che iniziano a comprendere e utilizzare il linguaggio dell’uomo, e questo cambia radicalmente il modo di lavorare, prendere decisioni e offrire servizi. La vera sfida, però, non è tecnologica, ma diventa culturale ed etica. L’intelligenza artificiale dovrà essere uno strumento al servizio della persona e non il contrario. Dovrà aiutare i professionisti a lavorare meglio, senza mai sostituire il valore del giudizio umano, della responsabilità e della relazione empatica con il cliente.”
Che compiti attendono le associazioni in questa transizione?
“Le associazioni professionali sono chiamate a svolgere un ruolo decisivo: dovranno aggiornare gli standard professionali, promuovere nuove competenze, riflettere sulle implicazioni etiche dell’uso dell’IA e accompagnare gli associati in questo passaggio. Nessuna professione sarà estranea a questo cambiamento e tutti, direttamente o indirettamente, saremo coinvolti. Proprio per questo il sistema delle professioni deve dimostrarsi sempre più preparato, autorevole e responsabile. Come associazioni della Legge 4/2013 abbiamo il dovere di studiare strumenti, regole e percorsi che consentano ai nostri professionisti di affrontare il futuro con competenza, consapevolezza e profondo senso di responsabilità”