AUTONOMIA DIFFERENZIATA E PROFESSIONI: IL CoLAP SOLLEVA IL RISCHIO DI NUOVE BARRIERE
26 Giugno 2026

AUTONOMIA DIFFERENZIATA E PROFESSIONI: IL CoLAP SOLLEVA IL RISCHIO DI NUOVE BARRIERE
Presentate le osservazioni ufficiali del Coordinamento sugli Schemi di intesa con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Il Presidente Nicola Testa: “Sì alla valorizzazione delle competenze territoriali, ma no a elenchi regionali con funzioni autorizzatorie che violano la Legge 4/2013 e frammentano il mercato”.
Il Coordinamento Libere Associazioni Professionali (CoLAP) esprime nuovamente preoccupazione in merito alle disposizioni contenute negli articoli 7 e 8 degli Schemi di intesa preliminare per l’autonomia differenziata con le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Nelle sue osservazioni ufficiali trasmesse alla Commissione, il Coordinamento evidenzia come l’impianto attuale rischi di penalizzare proprio il comparto delle professioni non organizzate in ordini o collegi, introducendo barriere d’accesso localizzate in aperto contrasto con l’ordinamento nazionale ed europeo.
L’analisi del CoLAP mette in luce i potenziali impatti economici, giuridici e concorrenziali della riforma, offrendo una visione costruttiva ma ferma a tutela del sistema professionale associativo italiano.
Nel documento contenente le osservazioni alla misura, il CoLAP ha voluto sottolineare l’importanza del confronto democratico e collaborativo con le istituzioni. Il Presidente del CoLAP, Nicola Testa, ha dichiarato:
“Desideriamo innanzitutto ringraziare la Commissione per averci consentito di fornire il nostro contributo su un tema che coinvolge direttamente il mondo delle professioni associative disciplinate dalla Legge 4/2013. Riteniamo infatti che le disposizioni contenute negli articoli 7 e 8 degli Schemi di intesa preliminare con le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto siano destinate a incidere principalmente sulle professioni non organizzate in ordini o collegi professionali, che rappresentano oggi una componente rilevante del sistema economico e professionale italiano e che operano in settori strategici quali i servizi alle imprese, la cultura, il turismo, l’innovazione, il benessere, la sostenibilità, la formazione e la consulenza specialistica. Si tratta di un comparto di migliaia di professionisti che trovano la loro rappresentanza nelle associazioni professionali che aderiscono al nostro Coordinamento”.
La principale criticità sollevata nelle osservazioni del CoLAP riguarda l’articolo 7 degli schemi di intesa, che attribuisce alle Regioni il potere di individuare “professioni di rilievo regionale”, subordinando l’esercizio delle stesse all’iscrizione in appositi elenchi.
Sebbene la norma escluda espressamente le professioni ordinistiche e sanitarie, essa finisce per colpire unicamente i professionisti della Legge 4/2013. Una dinamica che il Presidente Testa definisce “paradossale”, poiché si introduce un accreditamento pubblico vincolante là dove lo Stato ha voluto mantenere un regime di libero esercizio e concorrenza: un paradosso in cui lo Stato, appunto, smentisce se stesso.
“La previsione secondo cui l’esercizio delle professioni regionali sarebbe subordinato all’iscrizione in un elenco che abilita allo svolgimento dell’attività” – spiega Nicola Testa – “appare particolarmente problematica, poiché attribuisce all’iscrizione una funzione sostanzialmente autorizzatoria. Il rischio concreto è che si venga a creare una nuova categoria di professioni regolamentate territorialmente, estranea all’attuale sistema nazionale. Ne consegue che proprio i professionisti che oggi operano legittimamente in regime di libero esercizio potrebbero diventare i principali destinatari della nuova regolazione regionale”.
Il CoLAP ricorda nelle sue note come la giurisprudenza della Corte Costituzionale abbia ribadito a più riprese che la disciplina delle professioni (requisiti di accesso, titoli abilitanti, individuazione delle figure) rientra nella competenza legislativa esclusiva dello Stato. Le Regioni possono intervenire solo sugli aspetti organizzativi e amministrativi delle attività.
Inoltre, l’istituzione di barriere all’entrata contrasta con la Direttiva UE 2018/958 sul test di proporzionalità, secondo cui la regolamentazione deve essere l’eccezione e non la regola, motivata solo da un reale interesse generale non perseguibile con mezzi meno restrittivi. Anche l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha sempre raccomandato di ridurre al minimo gli ostacoli all’accesso al mercato per tutelare la libera concorrenza.
Il CoLAP non contesta l’obiettivo delle Regioni di valorizzare le specificità produttive e culturali locali, ma ne contesta lo strumento. La proposta del Coordinamento è chiara: trasformare gli elenchi regionali da “abilitanti” a “informativi, ricognitivi e promozionali”, sfruttando le attestazioni di qualità e le certificazioni già ampiamente previste dalla Legge 4/2013.
Un altro punto fondamentale inserito nelle osservazioni riguarda l’Articolo 8 e il pericolo di una frammentazione del mercato nazionale. Senza una cornice nazionale di coordinamento uniforme, si rischia di creare venti sistemi regionali non comunicanti tra loro. Un professionista (ad esempio un project manager o un formatore) potrebbe essere considerato qualificato in Lombardia ma non in Toscana, limitando di fatto la mobilità professionale e danneggiando la libera scelta di imprese e cittadini sul territorio.
Il CoLAP ribadisce il proprio apprezzamento per la volontà di promuovere lo sviluppo economico locale, ma chiede modifiche sostanziali ai testi degli articoli analizzati. “I dubbi che abbiamo evidenziato non riguardano l’obiettivo perseguito, bensì gli strumenti individuati per realizzarlo. Chiediamo alle istituzioni di accogliere le nostre proposte per evitare di burocratizzare un settore dinamico, che rappresenta il futuro occupazionale di tanti giovani nel nostro Paese”, conclude il Presidente Nicola Testa.