Equo compenso, ancora non ci siamo

Roma, 11/10/2021. Anni di discussione e di proposte di modifica e ancora una volta ci troviamo con un testo sull’equo compenso che non sta in piedi. Rispetto al provvedimento presentato a giugno, sono solo due le modifiche approvate dalla commissione, in vista della presentazione del testo in aula alla Camera prevista per questa settimana. Manca il coinvolgimento della Pa in tutte le sue funzioni, come ad esempio l’obbligo di rispetto della norma per le partecipate. Manca chiarezza, in particolare per le professioni associative, con un sistema che sembra disegnato per le professioni ordinistiche. Insomma, dopo cinque mesi dallo stop dell’esame del provvedimento ci troviamo ancora una volta con una norma che non servirà a tutelare realmente i professionisti italiani.

“Il testo non andava bene a giugno e non va bene neanche adesso, visto che è stato modificato solo in minima parte”, le parole della presidente del CoLAP Emiliana Alessandrucci. “E’ dal 2017 che presentiamo proposte migliorative all’equo compenso e ogni volta ci troviamo poi con testi che non rispecchiano le reali necessità dei professionisti. La tutela deve essere garantita nei confronti di tutte le funzioni della Pubblica amministrazione: è fondamentale eliminare ambiguità e definire con chiarezza questo concetto, per evitare che si manifestino ancora episodi di compensi molto bassi o addirittura a zero denunciati più volta in questi anni dal Coordinamento”.

Se l’impianto del provvedimento è ancora da migliorare, i due emendamenti approvati vanno almeno nella giusta direzione. Il primo prevede uno stanziamento i 150 milioni di euro all’anno per garantire il rispetto della misura, che prima era incardinata come a costo zero per la pubblica amministrazione. Il secondo riguarda l’aumento del numero di rappresentanti delle professioni di cui alla legge 4/2013, che diventeranno cinque quando prima erano tre.

“Non si può più aspettare”, conclude la presidente Alessandrucci. “Serve una tutela efficace a 360°, che garantisca il rispetto del lavoro del professionista. Basta con le attività a costo zero, basta con una pubblica amministrazione che non si assume le proprie responsabilità, basta con norme pasticciate e confuse che poi necessitano di ulteriori interventi correttivi. I professionisti italiani hanno già atteso abbastanza” .

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