Il dl Reclutamento rischia di reintrodurre le riserve professionali. Comunicato stampa del CoLAP in audizione sul decreto al Senato

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Roma, 01/07/2021. Si è tenuta oggi in videoconferenza l’audizione del CoLAP sul decreto Reclutamento (dl 80/2021) legato al Pnrr presso la commissione Affari costituzionali e Giustizia del Senato. Secondo il Coordinamento la proposta è condivisibile, ma così come scritta rischia di escludere una parte fondamentale del comparto professionale italiano, ovvero quella non iscritta a ordini e collegi. Si tratta del secondo pilastro delle professioni del nostro paese, fatto di innovazione e competenze all’avanguardia che, se davvero fosse messo ai margini, priverebbe la Pa di capacità e conoscenze fondamentali per arrivare a un vero efficientamento degli uffici pubblici.

“Ovviamente, una proposta per l’efficientamento della Pa non può che essere condivisa”, le parole della presidente del CoLAP Emiliana Alessandrucci. “Tuttavia, ci sono delle problematiche da risolvere al più presto. In particolare, analizzando l’articolato, pare esserci una completa esclusione del secondo pilastro delle professioni italiane, visto che la partecipazione a questo processo di efficientamento viene affidata a professionisti iscritti ad albi, ordini o collegi. È fondamentale che vengano ricompresi anche i professionisti di cui alla legge 4/2013, che agiscono sotto il cappello delle associazioni professionali: si tratta di lavoratori con obblighi di formazione, codici deontologici, certificazioni e altri aspetti che ne garantiscono la piena competenza e un alto grado di innovazione. Escludendoli, si priva la Pa di capacità fondamentali e imprescindibili per una vera svolta”.

 

La norma, se non sarà modificata, rischia infatti di reinserire il concetto di riserve professionali: “se verrà posto come vincolo quello di appartenere ad albi, ordini o collegi professionali”, ha spiegato la presidente del CoLAP, “ci troveremo di fronte a delle nuove riserve professionali, vietate dalla legge sia a livello nazionale che a livello comunitario. Proponiamo quindi un unico emendamento, che inserisca tra i soggetti a cui fare riferimento per implementare il piano anche coloro in possesso dell’attestato di qualificazione professionale ai sensi della legge 4/2013. Non è un tentativo di andare a erodere attività riservate agli ordini, è solo il desiderio di allargare la competitività del mercato professionale, garantendo così il pieno rispetto di leggi in vigore da anni”.

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