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… FLESSIBILITA’ parola inflazionata che fa sperare in un cambiamento o in una delusione?

 

… FLESSIBILITA’ parola inflazionata che fa sperare in un cambiamento o in una delusione? 

Vorrei dedicare una breve nota esplicativa su una parola che oggi ha una centralità determinante sulle nostre innovazioni.

Per procedere a qualsiasi Riforma dobbiamo intanto affrontare la flessibilità “europea”; il Governo Renzi ha chiesto a Bruxelles di poter chiudere il deficit di bilancio per quest’anno al 2,3% del PIL (contro l’1,4 previsto)invocando clausole di flessibilità fino a 0,9 punti del PIL (circa 15 miliardi); l’Europa attraverso il vicepresidente Dombrovskis afferma che se verrà accordata flessibilità (ancora non decisa)sarà massimo per lo 0,75 del PIL; così nella migliore delle ipotesi il Governo dovrà rinunciare, rispetto alla proposta inoltrata a circa 2 miliardi. La flessibilità richiesta serve per lo 0,2 per le riforme, lo 0,3 per gli investimenti, per lo 0,2 per i migranti. Questo significa che i fondi per le Riforme sono ridotti, questa è la prima motivazione per la quale sulla Riforma delle pensioni si parla solo di provvedimenti tampone e non di riforma strutturale e per la riforma del lavoro autonomo abbiamo solo circa 40 milioni di euro per il 2016 e 60 circa per il 2017. A seguito di questa “concessione” di flessibilità è legato l’altro progetto di flessibilità. Ad oggi i punti certi sono pochi: non si farà una riforma strutturale dell’età pensionabile ma un provvedimento solo per i nati ’51-’53. Attualmente si va in pensione a 66 anni e 7 mese per uomini e 65 anni e 7 mesi per le donne, 66 e 1 mese per autonome, con 42 anni e 10 mesi di contributi. Si può andare a 63 anni e 7 mesi di età con 20 anni di contributi se l’assegno previdenziale è almeno del 2,8 il valore dell’assegno sociale (1254,60 lordi).

 Per i lavori usuranti con quota 97,6 con un minimo di 61 anni e 7 mesi e 35 d contributi; esistono facilitazioni per opzione donna (57 anni e 3 mesi con 35 di contributi) in cui la pensione è calcolata sul contributivo con perdita dal 25 al 30%.

La proposta governativa denominata APE (Anticipo PEnsionistico) prevede per i nati nel 51,52,53 di andare in pensione con una penalizzazione (sembra pari al 3% ogni anno di anticipo); si apre su questo una proposta rispetto al prestito pensionistico dalle assicurazioni o banche che attraverso l’INPS oppure direttamente con il lavoratore potrà finanziare l’anticipo per non gravare sulle casse dello Stato. Il prestito verrà restituito al momento del raggiungimento dell’età pensionabile.

Questo sembra quanto possibile e fattibile, anche se il Presidente della Commissione Lavoro della Camera insiste per una riforma strutturale che attraverso la flessibilità liberi posti di lavoro, anche il Ministro Poletti ha fatto dichiarazioni in tal senso, vedremo.

La Riforma delle Pensioni che poco appassiona i liberi professionisti e i giovani, diventa invece un tema determinante se si vuole parlare del lavoro. Il CoLAP da sempre propone una revisione delle norme che regolano il mercato del lavoro sia quello dei dipendenti, che dei lavoratori autonomi, che dei piccoli imprenditori; solo dopo sarà possibile rivedere il sistema pensionistico, perché è fondamentale che questo tenga conto del mercato reale del lavoro e non di quello ideale. Il disegno di legge sul lavoro autonomo, e in parte anche il Jobs act, stanno lavorando in tal senso ed è per questo che vorremmo che la discussione parlamentare sul disegno di legge sul lavoro autonomo venga ripresa al più presto e approvato prima della stabilità 2017, perché lì si potrebbe poi pensare alla riforma pensionistica anche in funzione delle innovazioni inserite dalla riforma del lavoro autonomo.

A cura di Emiliana Alessandrucci, Presidente del CoLAP Nazionale